Resistenze, femminile plurale. Storie di donne in Toscana

Sabato 12 aprile, nell’Auditorium del Consiglio Regionale in via Cavour a Firenze, è stato presentato il progetto e libro “Resistenze, femminile plurale. Storie di donne in Toscana”, promosso dal Consiglio regionale con il contributo di UPI Toscana, della Rete degli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea, della Commissione Pari Opportunità della Regione Toscana e dell’Università degli Studi di Firenze.
All’iniziativa, in rappresentanza della Provincia di Livorno, era presente la consigliera Lia Galli.
L’evento, realizzato nell’ambito delle celebrazioni dell’80° anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ha acceso i riflettori sul ruolo determinante delle donne nella lotta partigiana e nella ricostruzione democratica del nostro Paese. Durante l’iniziativa è stato conferito un riconoscimento simbolico, sotto forma di pergamene, alle famiglie delle protagoniste delle storie raccolte nel volume. Un gesto semplice, ma carico di significato e gratitudine.
UPI Toscana, da sempre impegnata nella valorizzazione della memoria storica nei territori, ha sostenuto con convinzione questo progetto, riconoscendone il valore non solo culturale, ma profondamente civico e istituzionale. La scelta di raccontare la Resistenza da una prospettiva femminile colma una lacuna storiografica e restituisce pienezza al racconto delle nostre radici repubblicane.
Come ha ricordato il presidente di UPI Toscana, Gianni Lorenzetti: “Partigiane, staffette, infermiere, organizzatrici: in mille modi diversi le donne garantirono collegamenti tra le brigate, nascosero e curarono i feriti, diffusero materiali clandestini, tennero in vita la speranza in un’Italia diversa. Operarono con coraggio, spesso nel silenzio e nel rischio quotidiano. Ricordarle oggi, attraverso questo progetto, significa rendere giustizia storica, ma anche lanciare un messaggio forte alle nuove generazioni. La libertà che viviamo è figlia anche del loro sacrificio. Come UPI Toscana, sentiamo il dovere di portare avanti questa memoria, radicandola nei territori, nelle scuole, nelle istituzioni.”
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