LE ORIGINI DELLA PROVINCIA DI LIVORNO
(l'anomalia di una città senza territori)
1 - LA CONFIGURAZIONE AMMINISTRATIVA NEL I PERIODO LORENESE
Se l'istituzione dell'ente "Provincia" è relativamente recente, i suoi territori hanno una storia antica come il resto della Toscana. Ma la Toscana nel suo insieme appare relativamente stabile negli ultimi due secoli, mentre i territori della Provincia di Livorno, subiscono modifiche ed aggregazioni molto variabili.
Per inquadrare l'evoluzione della "Istituzione Provincia" e dei suoi confini amministrativi, è sufficiente prendere avvio dal riordino delle amministrazioni locali iniziato nel 1772 da Pietro Leopoldo Granduca di Toscana e imperatore del Sacro Romano Impero dal 1790 al 1792, anno della sua morte. L'unificazione economica ed amministrativa da lui promossa in questo periodo segna, per la prima volta, la nascita di un vero stato unitario in Toscana.
Nel 1790 l'attuale territorio provinciale risultava ricadere in ben quattro ordinamenti statali diversi. Il granducato appariva largamente maggioritario in termini geografici, economici e militari:
- comunità comprese nel granducato e precisamente nel compartimento Pisano:
cancelleria 41 di Lari: Rosignano oltre a Lorenzana, Orciano, Lari, Fauglia, Chianni,
Castellina M.ma;
cancelleria 43 di Livorno: Livorno;
cancelleria 65 di Campiglia: Bibbona, Campiglia, Sassetta oltre a Gherardesca, Guardistallo e
Montescudaio;
cancelleria 70 di Portoferraio: Portoferraio;
- comunità comprese nel
Principato di Piombino: Piombino, Suvereto, Marciana, Rio Elba e Capoliveri;
- comunità comprese nello
stato dei Presidi: Portolongone;
- comunità comprese nella
Repubblica di Genova: Capraia.
2 - LA CONFIGURAZIONE AMMINISTRATIVA NEL PERIODO NAPOLEONICO
Il periodo napoleonico segna, di fatto, l'unificazione dell'intera Toscana, con un perimetro territoriale molto vicino a quello odierno e con l'attribuzione, a titolo personale, ad Elisa Baciocchi del Granducato, annesso alla Francia, ma distinto da questa e comprensivo dello stato dei Presidi, del Principato di Piombino e del Principato di Lucca
In una fase quindi di rapido e profondo mutamento dell'intero scenario europeo, la Toscana si ricompatta di fatto e i territori della Provincia di Livorno si unificano (con eccezione delle sole comunità ricadenti nello stato di Piombino), mentre Livorno assume il ruolo di capoluogo del dipartimento "del Mediterraneo", caratterizzando ed esaltando la vocazione europea e marittima della città, che si era fortemente affermata nei due secoli precedenti.
Il punto di vista Napoleonico (sovranazionale, legato ai traffici ed al movimento degli uomini e delle idee) assegna quindi a Livorno, oltre che ruolo amministrativo, una dimensione territoriale quale mai conoscerà in seguito. In questo periodo viene istituita la diocesi, le poste vengono riorganizzate sul modello francese e si procede alla impostazione di un'organica rete stradale. Livorno viene dotata di collegamenti postali quotidiani con Firenze e con Parigi (via Genova).
3 - LA RESTAURAZIONE CONSEGUENTE AL CONGRESSO DI VIENNA
La Restaurazione per la Toscana non fu, come per altre regioni, un brusco ritorno al passato; si tornò agli istituti lorenesi, ma molte delle innovazioni napoleoniche vennero mantenute. Infatti, il Principato di Piombino entrò nel Granducato a tutti gli effetti, come anche lo Stato dei Presidi.
L'Isola d'Elba per effetto di queste annessioni fu riunificata nel granducato. Il territorio dell'attuale provincia di Livorno entrava a far parte del Granducato di Toscana, ma la città di Livorno perdeva, in termini amministrativi, tutto il territorio continentale che le era stato attribuito in epoca Napoleonica.
La città peraltro non declinò, anche se lo sviluppo proseguì in modo più contenuto.
Nel 1848, dopo l'annessione del Ducato di Lucca, lo Stato lorenese istituì le province e le prefetture, e precisamente sette compartimenti (Massa Carrara, Lucca, Firenze, Pisa, Arezzo, Siena e Grosseto) e due governatorati: Livorno e Isola d'Elba.
4 - LA PICCOLA PROVINCIA NELLO STATO UNITARIO
Per decreto granducale del 1851 il governatorato dell'Elba veniva unito a quello di Livorno con la denominazione di "compartimento": è la nascita di una piccola provincia costituita dal comune di Livorno e dai comuni elbani, che mantenne questa fisionomia anche oltre al 1865, data di ridisegno delle province nel regno d'Italia.
La legge sabauda del 1865 assegnava alla Provincia funzioni di amministrazione attiva (viabilità, assistenza ai malati di mente, istruzione tecnica e professionale), poche ma con possibilità di ampliare gli ambiti di intervento nella sfera delle spese facoltative.
La figura del Prefetto regio connotò la provincia ben oltre alle funzioni istituzionali dell'ente, per cui prefettura e provincia rimasero, agli occhi dei più, come due istituti sovrapposti e spesso indistinti.
Livorno in questo periodo fu quindi città in relativo sviluppo, con avvio di processi di industrializzazione conseguente all'abolizione delle franchigie portuali, ma senza un territorio limitrofo di sua pertinenza amministrativa, fatta eccezione per l'Elba. Questa situazione comportò una contrazione dell'importanza della rete stradale di accesso alla città ed un riemergere della visione di città tutta legata al porto, alle industrie e ai traffici connessi.
5 - LA CONFIGURAZIONE CONSEGUENTE AGLI ANNI '20
La tendenza del regime fascista a creare nuove province (e nuovi prefetti) fu generale. A Livorno venne, per certi versi, sanata l'anomalia della "città senza territorio". Ciò fu favorito dalla presenza influente di Ciano, ma anche per il consolidarsi, in quegli anni, di un nuovo modello di sviluppo: quello industriale.
L'annessione di Collesalvetti e dei Comuni della Maremma Pisana, fino a Piombino, sviluppò il territorio provinciale solo in direzione sud: la direzione che aveva avuto un recente assetto stradale e ferroviario, nonché la nascita degli insediamenti industriali costieri connessi allo sfruttamento minerario della maremma e dell'Elba.
La nuova e "definitiva provincia" anche in conseguenza dell'annessione del comune di Capraia Isola, si caratterizzava per la ristretta fascia costiera, attraversata da una sola direttrice nazionale di mobilità, per il vasto arcipelago (9 comuni su 20) e per la presenza di ben tre porti di importanza commerciale e/o industriale: Livorno, Piombino e Portoferraio.
La nuova provincia si sviluppa, ed assume la configurazione attuale, sulla parte del territorio toscano che per lungo tempo era stato "marginale" allo stato Granducale, perché paludoso, malarico ed escluso dalle linee di comunicazione.
In dettaglio, gli atti costitutivi l'assetto territoriale sono:
6 - LA TRASFORMAZIONE DELLE COMUNITA' LOCALI
Livorno-Collesalveti-Rosignano M.mo
Bibbona-Cecina
Castagneto C.-Campiglia M.ma-San Vincenzo
L'Isola d'Elba
Con queste trasformazioni l'Isola d'Elba (dopo la riunificazione definitiva nel Granducato di Toscana), con la fine dell'800, perde la conformazione di quattro comunità: Marciana, Portoferraio, Longone e Rio che corrispondevano ad ambiti geografici definiti.
Le vicende dell'industria mineraria del ferro hanno pesato sulla "scomposizione" amministrativa dell'Isola, con la nascita del comune di Rio Marina e con la ricostituzione del comune di Capoliveri.