Articolo 53
Vulnerabilità idrogeologica
1. Ai fini delle zonizzazioni e delle utilizzazioni dei suoli definite dai P. S. e dai Regolamenti Urbanistici, al Comune è proposta la classifica del territorio sulla base delle classi di vulnerabilità idrogeologica.
2. Allo scopo il P.T.C. predispone, in merito alle classi di vulnerabilità, le Linee Guida, che vengono descritte nel comma seguente.
3. CLASSI DI VULNERABILITÀ
LElaborato cartografico di Piano "Carta della vulnerabilità intrinseca della falda" suddivide il territorio continentale della provincia nelle seguenti classi di vulnerabilità intrinseca degli acquiferi all'inquinamento:
3.1 Classe di vulnerabilità 1 Estremamente elevata (EE)
Sistemi acquiferi liberi in alluvioni da grossolane a medie, od in materiali fortemente alterati e/o risedimentati, privi di efficace protezione in superficie e, talora, soggiacenti ad agglomerati di centri di pericolo (urbanizzato).
Pozzi e campi-pozzi, che deprimono fortemente la piezometrica al di sotto del livello della rete idrografica e/o il livello del mare, creano le condizioni di una ingestione rapida di inquinanti e di insalinamento progressivo per intrusione di acque marine (Livorno, Vada, Cecina, S. Vincenzo, La Torraccia, zona terminale della Piana di Piombino).
3.2 Classe di vulnerabilità 2 Estremamente elevata => Elevata (EE=> E)
Sistemi acquiferi liberi in complessi ghiaioso-sabbiosi, talvolta debolmente cementati, dotati di elevata permeabilità, con scarsa copertura di suolo attivo.
Le condizioni di soggiacenza (spesso scarsa), la discreta connessione con la rete idrografica esaltata dalle depressioni indotte in pozzi e campi-pozzi creano le condizioni di elevato potenziale di inquinamento in aree ove sovente si forma la risorsa idrica sotterranea.
3.3 Classe di vulnerabilità 3 Elevata => Alta (E=> A)
Sistemi acquiferi liberi in rocce prevalentemente carbonatiche e solfatiche fessurate e più o meno carsificate, con soggiacenza notevole, forti acclività superficiali, scarsa copertura, in posizione plano-altimetrica tale da non essere in contatto con la rete idrografica principale.
Le problematiche più importanti si collocano in corrispondenza degli affioramenti maggiori che costituiscono larea di alimentazione di varie sorgenti utilizzate localmente (Massiccio di M. Calvi s.l.) talora termalizzate.
3.4 Classe di vulnerabilità 4 Alta (A)
Sistemi acquiferi liberi, semiconfinati o confinati, generalmente caratterizzati da notevole anisotropia ed eterogeneità, protetti in superficie da una copertura scarsamente permeabile, a tratti impermeabile.
I sistemi acquiferi in questione possono essere i medesimi che albergano nelle alluvioni e nei complessi ghiaiosi (Classe 1, Classe 2), come si verifica nell'area a tergo dell'abitato di Livorno; nella zona di pianura tra Livorno e Collesalvetti, nelle zone litoranee tra Rosignano, Cecina e Marina di Bibbona e nella Piana di Piombino.
3.5 Classe di vulnerabilità 5 Alta => Media (A=> M)
Sistemi acquiferi liberi in rocce cristalline fratturate, con scarsa protezione di suolo e di insaturo, elevata capacità di ingestione, media capacità di flusso.
La vulnerabilità di questi acquiferi varia, anche notevolmente, a seconda dello stato di fratturazione e di alterazione: è più elevata nelle vulcaniti, in particolare nei basalti, a causa del clivaggio e della scarsa alterabilità.
Gli ammassi più importanti (Gabbro, Rosignano Marittimo, S. Vincenzo) costituiscono discreti serbatoi acquiferi confinati da soglie impermeabili, i quali alimentano diverse sorgenti di non grande portata da proteggere, comunque, per il loro possibile utilizzo come risorse integrative e di emergenza.
3.6 Classe di vulnerabilità 6 Media (M)
Sistemi acquiferi in complessi a granulometria media o medio-bassa, più o meno compattati o debolmente cementati, generalmente in posizione dominante rispetto alla rete idrografica, sovente poggianti su confinanti impermeabili.
Le aree di affioramento di questi complessi costituiscono sovente piccole unità prive di continuità con gli acquiferi maggiori.
La vulnerabilità è condizionata dai suoli di copertura e dall'azione filtrante dellinsaturo, oltreché dalla non elevata permeabilità.
Le sabbie dunali rappresentano un elemento di protezione, sebbene molto fragile, dei sottostanti acquiferi in alluvioni. Tale protezione è, però, insufficiente nel caso di centri di pericolo puntuali (p.e. insediamenti turistici stagionali e/o temporanei).
3.7 Classe di vulnerabilità 7 Media => Bassa (M=> B)
Sistemi acquiferi in arenarie e complessi conglomeratico-arenacei, caratterizzati da vulnerabilità variabile da media a bassa a seconda dello stato di fratturazione e della percentuale di materiali marmosi presenti.
In genere, questi complessi non sono molto produttivi a parità di alimentazione ma possono dare risposte di accumulo di inquinanti quando si trovano nel sottosuolo di agglomerati di centri di pericolo (Piombino), o vengono impegnati da scarichi industriali e discariche.
3.8 Classe di vulnerabilità 8 Bassa =>Estremamente bassa (B=> BB)
Complessi flyschoidi argillo-marnosi e marnoso-arenacei, complessi epimetamorfici, con propagazione degli inquinanti scarsa anche se variabile da membro a membro.
In questi complessi, gli inquinanti idroportati possono essere veicolati e accumulati in sacche e strati dotati di maggiore permeabilità.
Pertanto, gli insediamenti pericolosi di qualunque tipo necessitano di approfondimenti idrogeologici caso per caso.
3.9 Classe di vulnerabilità 9 Estremamente bassa (BB)
Argilloscisti, argille varicolori, argille più o meno sovraconsolidate e sabbiose, marne: gli inquinanti sversati, in funzione dellacclività della superficie topografica, ristagnano o raggiungono direttamente le acque superficiali che li spostano e li distribuiscono in funzione della complessità del reticolo drenante.
4. L'attribuzione della classe da parte degli S.U. comunali è suscettibile di modifiche in relazione a studi di dettaglio ed a maggiori approfondimenti di carattere idrogeologico.
5. Tali modifiche possono risultare sia da aggiornamenti di P.T.C., quanto dai P. S. dei Comuni, con adeguata motivazione e definizione cartografica.
6. Quanto sopra costituisce implementazione dei dati del S.I.T. provinciale.