Articolo 51

Riduzione del rischio idraulico

1. Il PTC indica i seguenti indirizzi, proposti per la redazione degli studi di supporto alla redazione del P. S., al fine di giungere ad uno sviluppo compatibile con le caratteristiche idrauliche del territorio provinciale:

1.1 corredare la variazione dell’uso del territorio con l’analisi della relativa pericolosità idraulica sulla portata di piena inerente l’unità territoriale minima rappresentata dal Bacino sotteso;

1.2 evitare che ogni intervento previsto nelle zone perimetrate con le relative classi di pericolosità, aggravi il livello di pericolosità a valle;

1.3 destinare la fascia di assoluto rispetto (ambito 4) esclusivamente alla dinamica fluviale;

1.4 corredare le variazioni del grado di utilizzazione del territorio con la previsione di interventi tesi alla messa in sicurezza degli insediamenti esistenti, nell’ambito delle varie classi di pericolosità idraulica;

1.5 sviluppare a livello di bacino la messa in sicurezza dai fenomeni alluvionali, con interventi sull’assetto agrario-forestale, sulla regimazione delle portate di piena tramite casse di laminazione e/o di espansione ed, in ultima analisi, con interventi strutturali lungo i corsi d’acqua;

1.6 mantenere e valorizzare a fini idraulici, per le aree di pianura, il regime dei fossi, capifosso e di quanto altro esercita, in modo artificiale o naturale, azione di raccolta e deflusso delle acque verso i ricettori principali;

1.7 salvaguardare i canali naturali di deflusso delle acque tra le pianure alluvionali retrodunali ed il mare (gorette);

1.8 mantenere la copertura boscata, compresa quella a macchia mediterranea, quale presidio fondamentale per la limitazione dei tempi di deflusso, favorire l’infiltrazione ed attenuare conseguentemente il ruscellamento superficiale;

1.9 conservare il reticolo idrografico nelle zone a sollevamento meccanico, salvo interventi aventi equivalente, o maggiore, efficacia idraulica;

1.10 sviluppare interventi che permettono un migliore deflusso delle acque (ponti, ecc.) attraverso le infrastrutture che incidono trasversalmente i corsi d’acqua;

1.11 evitare di intubare i corsi d’acqua naturali e di impermeabilizzarne gli argini e l’alveo. Eventuali esigenze di attuazione di questi interventi devono garantire il mantenimento del deflusso idraulico calcolato coerentemente con i dati pluviometrici di massima portata, o il mantenimento delle capacità di infiltrazione nei terreni circostanti;

1.12 mantenere le zone di deflusso naturale delle acque tra le pianure retrodunali ed il mare, evitando interventi insediativi od infrastrutturali che ne possano limitare l’efficacia;

1.13 limitare la impermeabilizzazione dei suoli, prevedendo, nelle zone di nuova edificazione, una superficie coperta non superiore al 70 % del lotto edificabile;

1.14 progettare, nell’ambito dei nuovi insediamenti sia civili che industriali o artigianali, strutture atte a ridurre i volumi di deflusso delle acque meteoriche (vasche di prima pioggia, ecc.);

1.15 evitare, nei sottoambiti di media pericolosità 3.1, 3.2, 3.3, le realizzazioni di piani interrati, o seminterrati, e la costruzione di nuovi impianti che possono produrre effetti inquinanti a seguito di fenomeni esondativi;

1.16 richiedere, nei sottoambiti 3.1 e 3.2, per le previsioni di nuova espansione urbanistica, la dimostrazione delle insussistenza od impraticabilità di localizzazioni alternative;

1.17 limitare, in ambito 4, il livello di utilizzazione dei terreni ai soli interventi utili alla salvaguardia idraulica dei territori od alle opere infrastrutturali di attraversamento; progettare queste opere in modo da garantire il regolare deflusso delle acque calcolate per portate di piena, con tempo di ritorno almeno duecentennale, limitando opere in rilevato che possano ostacolare il deflusso di maggiori portate. In questo ambito è opportuno escludere interventi di impermeabilizzazione dei suoli a qualsiasi livello;

1.18 destinare le aree a pericolosità 4 (fascia di assoluto rispetto) esclusivamente, alla dinamica fluviale. La riduzione del rischio di esondazione, di norma, è da perseguire preferibilmente mediante interventi non strutturali o con interventi tipo casse di espansione. Solo eccezionalmente possono essere attivati interventi strutturali che necessitano della autorizzazione degli Enti preposti alla tutela idrogeologica.