3.4.2 Pericolosità idraulica

Gli eventi alluvionali degli ultimi anni hanno evidenziato la necessità di una più adeguata attenzione alla situazione delle pianure alluvionali, superando il concetto della sola pericolosità geologica ( di cui alla D.C.R. 94/85 ) e quindi valutando (come previsto dalla D.C.R. 230/94) i livelli di pericolosità idraulica del territorio.

La fragilità delle pianure alluvionali viene sempre più aggravandosi, anche per valori di piovosità non eccezionali, per effetto combinato della carente manutenzione dei corsi d’acqua e soprattutto per l’incremento sui territori pianeggianti dell’urbanizzazione che ha invaso zone di pertinenza fluviale modificando il reticolo idrografico sia principale che secondario, restringendo le zone naturali per la laminazione delle piene e aumentando l’impermeabilizzazione dei suoli con conseguente crescita del coefficiente di deflusso verso le aste principali

.

Il livello di conoscenza della pericolosità idraulica si è basato:

- sulle cartografie relative alle zone esondate negli anni 91-92-93 e 95

- sugli studi condotti dalla Regione Toscana (Aree inondabili)

- su specifici studi idraulici, condotti a livello di bacino ( F. Fine, F. Cecina e F. Cornia dai Proff. Paris e Aminti dell’Università di Firenze – Dipartimento di Ingegneria Idraulica).

Questi studi hanno consentito di mappare, sul territorio, ambiti a diversa propensione al rischio idraulico, in funzione di tempi di ritorno significativi (es. 10/20-100-200 anni) cosi come proposto nel P.I.T. al TITOLO VI punto 1.

La conformazione dei bacini idrografici, dei principali corsi d’acqua che attraversano il territorio provinciale, va ad interessare ambiti territoriali per gran parte appartenenti ad altre Amministrazioni (Pisa, Grosseto e Siena) per cui le valutazioni di pericolosità, (pur effettuate a livello di bacino, dove si è attivato lo studio idraulico), possono trovare una loro mitigazione operando, oltre che secondo le indicazione normative previste nel P.T.C. di Livorno, anche tramite indicazioni previste da altri soggetti e in alcune situazioni, solo con ipotesi di riassetto idraulico a livello di bacino.

Per tali motivi risulta necessario che siano attivati interventi di coordinamento tra i vari Enti interessati alla gestione dei bacini idraulici al fine di giungere a norme ed obiettivi comuni anziché operare, come in questa fase, per suddivisioni amministrative oltremodo limitanti per la valutazione corretta degli usi e del riassetto del territorio.

 

Finalità della metodologia introdotta

Premesso che le prescrizioni ed i vincoli introdotti dagli artt. 2), 3) e 4) della D.C.R. 230/94 per gli ambiti A1 ed A2 hanno valore di salvaguardia e come tali vengono registrati dal P.T.C. e che tali salvaguardie potranno essere superate dai P.S. del Comuni redatti in attuazione del P.T.C., dando prescrizioni specifiche e puntuali, la metodologia introdotta dal P.T.C. è da intendersi quale indirizzo ai sensi dell’art. 7) comma 2) punto 2.8 della D.C.R. 230/94, fornito ai Comuni per la redazione del P.S. relativamente all’attuazione del comma 6) dell’art. 7) "individuazione delle classi di pericolosità".

La metodologià introdotta rappresenta inoltre proposta alla Regione ai fini della messa a punto delle direttive definitive in materia di rischio idraulico (art. 7) comma 3).

La zonizzazione risultante per i ( 4+1 ) ambiti di pericolosità idraulica previsti dal P.T.C. è da assumersi da parte dei Comuni come indirizzo ai fini della determinazione delle linee di evoluzione dei sistemi urbani e delle conseguenti localizzazioni di insediamenti e infrastrutture, nonché per la determinazione degli interventi atti a ridurre le condizioni di rischio.

Le direttive di cui agli artt. 5), 6) e 7) della D.C.R. 230/94 ed il relativo ambito B non vengono modificati con il presente "primo" P.T.C..

 

Medologia per la redazione della carta della pericolosità idraulica

Sulla base della cartografica geologica redatta alla scala 1:25.000, informatizzata, è stata elaborata la carta della pericolosità idraulica considerando la propensione alla pericolosità idraulica come funzione delle posizione fisiografica delle unità geologiche rispetto all’andamento topografico dei versanti, al possibile coinvolgimento negli eventi alluvionali storici o di previsione, secondo lo schema seguente.

Tabella. 1 Pericolosità "idrogeologica"

 

CLASSI

 

FORMAZIONI GEOLOGICHE

 

A

assenza di pericolosità formazioni pre-quaternarie poste a quote, in genere, topograficamente elevate per cui si ipotizza l’assenza

di eventi connessi a fenomeni di esondazione o sommersione*

B

pericolosità media

at,cd,q2,q7,q8,q9,q10,q11,sd*

C

pericolosità alta

a, qt, st, t*

 

 

Vedi tabella descrittiva delle formazioni geologiche

 

Geologia

sigla

 
Dune costiere

e

Elba

Conglomerati di spiaggia

cd

Cont

Spiaggia

s

Cont

Dune

sd

Cont

Depositi alluvionali recenti e sabbie di spiaggia attuale

al

Elba

Alluvioni

a

Cont

Alluvioni terrazzate / Depositi alluvionali antichi

at

Cont+Elba

Alluvioni terrazzate morfologie piatte

atp

Cont

Frane di calcari a Calpionelle

fc

Elba

Conoidi

C

Cont

Detriti e/o frane

d

Cont + Elba

Detriti e frane di c2

dc2

Cont

Detriti e frane di c6

dc6

Cont

Detriti e frane di c7

dc7

Cont

Detriti della formazione m5

dm5

Cont

Detriti della formazione m8

dm8

Cont

Detriti e frane della formazione O

dO

Cont

Detriti e frane di Ofioliti

dOf

Cont

Detriti e frane di pe2

dpe2

Cont

Frane

f

Cont

Sabbie e conglomerati della Villa di Poggio Piano -Conglomerato di Montebamboli

m8

Cont

Ghiaie e sabbie di Quadrelle

q10

Cont

Conglomerati di Villa Mirabella-Formazione delcalcare di Rosignano

m3

Cont

Conglomerati della trasgressione Pliocenica

pc

Cont

Conglomerati di Villa Magrini

q1

Cont

Conglomerati di S. Marco

q4

Cont

Conglomerati, sabbie e limi di Casa Poggio ai Lecci

q6

Cont

Conglomerati di Villa Umberto I

q6#

Cont

Conglomerato di podere S. Luigi

q6`

Cont

Conglomerato in calcareniti sabbiose

q7c

Cont

Conglomerati, calcareniti sabbiose e sabbie limose di Rio Maggiore

q9co

Cont

Depositi di sabbie più o meno cementate di natura prevalentemente eolica

p

Elba

Sabbie gialle, sabbie e conglomerati - Formazione di Guardistallo

p3

Cont

Sabbie e limi di Vicarello

q11

Cont

Sabbie di Nugola Vecchia-Calcari sabbiosi di Montescudaio

q3

Cont

Sabbie ciottoli e piccole lenti di calcareniti di Pod. Pescioni

q6

Cont

Sabbie rosse (talora con ciottoli), calcareniti sabbiose di Villa Padula-sabbie rosse di Val di Gori

q7

Cont

Sabbie di Ardenza-Sabbie rosso arancio di Donoratico, ciottoli nella sabbia

q9

Cont

Sabbie ed argille ad Arctica

q2

Cont

Argille sabbiose - Formazione di Guardistallo

p2

Cont

Argille, sabbie e marne sabbiose lacustri con Bithynia

ma

Cont

Argille azzurre

p

Cont

Argille di Casa Ghiaccino

qg

Cont

Argille a Pycnodonta-Marne e marne argillose; sabbie e conglomerati del Rio Sanguigna

m5

Cont

Argilliti calcari silicei "Palombini"-Argilloscisti e calcari silicei "Palombini"

c2

Cont

Aree impaludate secondo le carte del XVIII secolo

st

Cont

Sedimenti palustri, alluvionali e di colmata

t

Cont

Marne calcareo-sabbiose di Case Pian di Torri

m7#

Cont

Diatomiti ("Tripoli" di Paltratico)

m6

Cont

Gessi

m7

Cont

Argille e marne scure con interstrati di calcari, calcari marnosi e subordinatamente arenarie.

E

Elba

Formazione a Posidonia Alpina. Argille poco marnose prevalentemente grigio nocciola con livelli varicolori e sporadici livelli calcariferi

D

Elba

Argilloscisti varicolori del Fortulla

c5

Cont

Argilliti varicolori del Fortulla con banchi di brecciole, liditi, calcari a grana fine ed arenarie

c5a

Cont

Argilliti, arenarie calcarifere, marne e siltiti (formazione di Antignano) liv. di brecce e olistostromi

c5b

Cont

Argilliti varicolori - Scaglia Toscana

ce

Cont

Siltiti quarzose - Scaglia Toscana

ces

Cont

Argilloscisti siltosi con intercalazioni di calcari silicei (palombini) e in subordine arenarie

pb

Elba

Calcareniti sabbiose

q7p

Cont

Panchina - calcareniti sabbiose di Castiglioncello e Biserno - Conglomerati di S. Stefano

q8

Cont

Calcareniti e sabbie ad Amphistegina

p4

Cont

Arenarie di S. Vincenzo- Punta del Molino

os

Cont

Panchina di Grotti-calcareniti sabbiose, sabbie e conglomerati di Bibbona

q5

Cont

Brecce ofiolitiche e microbrecce calcaree con elementi ofiolitici. Contengono Nummuliti, Discocycline, Globigerine, Globorotalie

bn

Elba

Brecce tettoniche

br

Elba

Breccia ad elementi ofiolitici comprendenti anche frammenti di microbrecce nummulitiche ricristallizzate

b1

Elba

Breccia ad elementi ofiolitici e di flysch comprendenti anche frammenti di microbrecce nummulitiche ricristallizzate

b2

Elba

Brecce ad elementi ofiolitici calcarei e diasprini

bc7

Cont

Brecce ad elementi ofiolitici calcarei e diasprini

bc7`

Cont

Conglomerati rossi e verdi talora lignitiferi

m

Cont

Conglomerati delle Cantine - Formazione del calcare di Rosignano

m1

Cont

Brecce e conglomerati di Alberelli - Brecce ad elementi ofiolitici, calcarei e diasprini

pe

Cont

Marnoscisti siltoso-arenacei di Poggio Dorcino

c4

Cont

Flysch calcareo-marnoso di Monteverdi M.mo

c7

Cont

Marne e calcari marnosi rosso-vinato-Scaglia Toscana

cem

Cont

Marne a Posidonomya - successione condensata

g4

Cont

Flysch calcareo-marnoso di Poggio S. Quirico con livelli di brecce - (Unità interna)

pe2

Cont

Arenarie quarzoso-feldspatiche spesso grossolane e passanti a livelli conglomeratici

C1

Elba

Arenarie, siltiti, argilliti calcareniti con Pithonella -liv. di brecce e olistos.

C6

Cont

Flysch arenaceo di Calafuria - Flysch arenaceo "Macigno"

O

Cont

Olistostromi ed olistoliti della formazione e

eo

Cont

Formazione di Canetolo (UNITA’ ESTERNA)

e

Cont

Flysch arenaceo-marnoso di Castelluccio

c7`

Cont

Calcari dell’Acquabona - Formazione del calcare di Rosignano

m2

Cont

Calcari di Castelnuovo - Formazione del calcare di Rosignano

m4

Cont

Travertino

q6`t

Cont

Travertino

q7t

Cont

Travertino

qgt

Cont

Travertini

tr

Cont

Arenarie calcarifere di Sassogrosso - Calcari marnosi di Carcivisoli

pe1

Cont

Calcare massiccio bianco, grigio e rosato

L1

Elba

Calcari a liste di selce grigio chiari

L4

Elba

Calcari compatti grigi, verdastri e rosei a Calpionella con livelli di argille e marne varicolori intercalati e con sporadiche liste di selce.

Cc

Elba

Calcari grigio scuri a lenti e noduli di selce

L2

Elba

Calcari marnosi e marne grigio scure, alternati con argilloscisti siltosi grigi, raramente rossi

s

Elba

Calcari marnosi e marne grigio scure. Arenarie più o meno calcarifere; scarsi microfossili cretacei

C2

Elba

Calcari più o meno dolomitici cavernosi e a cellette

T1

Elba

Calcari più o meno dolomitici e brecce con passaggi eteropici a calcari neri e interstrati di marne. Strati ad Avicula Contorta della zona del Cavo

T2

Elba

Calcari rosei, grigi e nocciola talvolta nodulari con sporadiche liste di selce

L3

Elba

Calcari con Calpionella

c1

Cont

Flysch calcareo-marnoso - Calcari del Poggetto

c3

Cont

Calcari silicei - Scaglia Toscana

cec

Cont

Calcare massiccio

g1

Cont

Calcari nodulari rossi con Ammoniti - successione condensata

g2

Cont

Calcari selciferi - successione condensata

g3

Cont

Maiolica

gc

Cont

Calcari neri stratificati

t2

Cont

Formazione di S. Barbara

tB

Cont

Successione condensata

gsc

Cont

Basalti-diabase / Diabasi prevalentemente in pillows e massicci con ialoclastiti associate

DELT

Cont+Elba

Porfidi granodioritici o granitici in filoni od ammassi

pgr

Elba

Vulcaniti di S. Vincenzo

LAMB

Cont

Filoni di porfido granitico a cordierite

PGR

Cont

Filoni di porfido augitico talora associati a skarn

PGR1

Cont

Aplite pegmatitica

pgrp

Elba

Aplite porfirica tormalinifera (eurite) in filoni odammassi

pgra

Elba

Granodiorite di Botro ai Marmi / Granodiorite del Monte Capanne

gamm

Cont+Elba

Quarzomonzonite di Fosso Mar di Carpisi; in grossi filoni

MUq

Elba

Gabbri e brecce di gabbri / Gabbri

GAMM

Cont+Elba

Plagiograniti

PG

Cont

Ofioliti

of

Cont

Gabbri con sporadici ammassi di aplite gabbrica. Anfiboliti a orneblenda e plagioclasio derivanti dal termometamorfismo di rocce gabbriche. Talvolta con abbondanti relitti pirossenici

GAMa

Elba

Arenarie quarzifere, scisti arenacei con livelli conglomeratici e sporadici letti di scisti carboniosi con fossili continentali e marini; scisti macchiettati e arenarie termometamorfiche

Cs

Elba

Serpentiniti / Serpentine lherzolitiche e harzburgitiche passanti a oliviniti

SIGM

Cont+Elba

Metagabbri e serpentiniti con filoni di diabase

GADE

Cont

Anfiboliti a orneblenda e plagioclasio derivanti del metamorfismo termico di originari diabasi compatti, in filoni e in pillows

DELa

Elba

Argilloscisti siltosi termometamorfici con intercalazioni di calcari silicei (palombini) e in subordine arenarie

mpb

Elba

Calcescisti e cipollini

cp

Elba

Cornubianiti calcitiche e marmi prevalentemente a diopside e a wollastonite con intercalazioni di scisti biotitici e granatiti derivati del termometamorfismo di calcari silicei (palombini, argilloscisti e marne della formazione ofiolitifera)

hc

Elba

Cornubianiti, scisti cornubianitici e scisti biotitici con sporadiche intercalazioni di cornubianiti calcitiche, granatiti, derivate dal metamorfismo termico di argilloscisti e marne della formazione ofiolitifera

h

Elba

Filladi calcarifere con lenti e banchi di calcescisti

f

Elba

Gneiss del Calamita auct.

hs

Elba

Scisti cornubianitici prevalentemente quarzoso-biotitici con intercalazioni quarzitiche. Scisti cornubianitici quarzoso-feldspatici con abbondante biotite ed andalusite; talvolta grafitosi con passaggi a cornubianiti plagioclasiche. Anfiboliti

(a)

Elba

Marmi bianchi giallastro massiccio o saccaroide

c

Elba

Marmi più o meno ricchi di quarzo e diopside intercalati a scarse cornubianiti calcitiche e scisti biotititci derivati probabilmente da termometamorfismo di calcari a Calpionelle della formazione ofiolitifera

mCc

Elba

Oliviniti a tremolite, antofillite o a entrambi, derivanti dal termometamorfismo di serpentine wehrlitiche, harzburgitiche e lherzolitiche

SIGo

Elba

Porfiroidi e scisti porfirici passanti verso l'alto a quarziti e scisti quarzitici

Pp

Elba

Serpentine a tremolite, antofillite e talco

SIGa

Elba

Silicati ferro-calciferi in ammassi irregolari a prevalenti anfiboli a hedenbergite, ilvaite e andradite a hedenbergite, ilvaite, pistacite con lenti e ammassi di ossidi e sulfuri di ferro

k

Elba

Gruppo del Verrucano. Anageniti, quarziti, scisti quarzitici e filladi quarzifere

Tq

Elba

Radiolariti (diaspri)

g

Cont

Radiolariti - successione condensata

g6

Cont

Radiolariti calcarifere, talvolta manganesifere

di

Elba

Discariche

disc

Cont+Elba

Nota: i territori mappati con la sigla URBE, nella carta geologica, sono stati classificati come territori non definiti, in quanto interessati esclusivamente da urbanizzazione. Su queste aree dovranno essere condotte le necessarie verifiche in fase di redazione del P.S..

 

La successiva elaborazione è stata quella della sovrapposizione della Carta di pericolosità idrogeologica con la cartografia relativa alle Aree inondabili (studio Regione Toscana - su base informatizzata). Il risultato è stato sovrapposto alla carta delle Aree esondate relativa agli anni 1991-92-93-95.

Questa procedura ha permesso la realizzazione della Carta della pericolosità idraulica di primo livello.

 

 

TABELLA PRIMO LIVELLO

AMBITO

PERICOLOSITA’

AREE

INONDABILI

AREE

ESONDATE

1

irrilevante*

NO

NO

2

bassa

SI

NO

3

media

NO

SI

4

elevata

SI

SI

5

di approfondimento**

NO

NO

*appartengono a questo ambito quei territori su cui si ipotizza l’impossibilità di eventi di esondazione e/o sommersione. Non possono essere esclusi locali fenomeni di pericolosità idraulica, che potranno emergere solo a seguito di analisi di dettaglio a livello di pianificazione comunale.

**questo ambito comprende parti di territorio appartenenti alle classi di pericolosità B e C di TAB. 1 in cui allo stato attuale delle conoscenze non si hanno dati concernenti fenomeni di esondazione e/o sommersione, ma data la loro posizione fisiografica, possono essere soggette a tali fenomeni. In questo ambito sono compresi anche vaste porzione di territorio su cui sono in fase avanzata di realizzazione e/o in fase di appalto importanti interventi strutturali (opere arginali, casse di espansione ecc.) per cui la pericolosità potrà essere esaurientemente valutata solo al termine di tali interventi.

Nota: le cartografie realizzate in questa fase di elaborazione informatica non risultano disponibili in quanto sono passaggi intermedi utili alla definizione della carta finale di pericolosità idrogeologica

In sequenza si è operata la sovrapposizione tra la copertura precedente e la cartografia derivata dagli studi idraulici secondo la ripartizione dei TEMPI DI RITORNO di 10/20 - 100 e 200 anni:

 

GRIGLIA FINALE DI CORRELAZIONE PER LA PERICOLOSITA’ IDRAULICA

AMBITO

descrizione

ambito

INOND

ESOND

Tr

<=10

10> Tr <=100

100>Tr <= 200

Tr >200

aree interessate da studi idraulici

1

irrilevante

NO

NO

NO

2

bassa

SI

NO

NO

3.1

medio-bassa

SI

SI

SI

SI

3.2

media

NO-SI

SI

SI

SI

3.3

medio-elevata

NO-SI

SI

SI

SI

4

elevata*

NO-SI

SI

SI

SI

5

di approfondimento

NO

NO

NO

All’ambito 4 appartengono anche i territori compresi in una fascia di rispetto di 10 m ai sensi della D.C.R. 230/94 - ambito A1 per i corsi d’acqua mappati nella Carta del reticolo idrografico alla scala 1:10.000, nonché tutti i territori compresi tra gli argini artificiali dei corsi d’acqua.

Gli studi idraulici sono stati condotti per i bacini dei Fiumi: Fine - Cecina e Cornia.

Ai risultati degli studi idraulici è stato assegnato un peso maggiore rispetto alle altre situazione idrauliche ai fini della distribuzione delle classi di pericolosità, per cui vengono ad essere inserite nell’ambito 3 e 4 zone di territorio non comprese nelle carte di inondabilità e di esondazione.

 

Rischio idraulico

La cartografia così prodotta rappresenta la classificazione del territorio in funzione della pericolosità idraulica, intesa in termini probabilistici che un vento possa accadere, sulla base sia di informazioni storiche (comunque recenti), di studi idraulici in funzione del tempo di ritorno dell’evento, su considerazioni geomorfologiche.

La disponibilità di strati informativi circa l’utilizzazione urbanistica dei suoli (Piani Regolatori Generali) permette di sviluppare un’analisi sul Rischio Idraulico, inteso come prodotto tra la pericolosità (probabilità che un evento possa accadere) e il danno conseguente (ai beni e alle persone).

Una completa valutazione del danno implica certamente l’utilizzo di dati puntuali e certi allo stato attuale non ancora disponibile, pertanto si è utilizzato una valutazione di prima approssimazione basata alla distinzione di aree omogenee per uso del suolo e per grado di urbanizzazione.

Sono state pertanto adottati i seguenti ambiti :

 

D1 DANNO BASSO comprende zone a prevalente uso agricolo

(zone E e F di P.R.G.)

D2 DANNO MEDIO comprende insediamenti meno densamente popolati

(CASE SPARSE )

D3 DANNO ALTO comprende zone ad alta concentrazione abitativa ( sia abitativo che industriale), in cui un evento può provocare perdite di vite umane e/o di ingenti beni economici

(zone A-B-C e D di P.R.G.)

La Carta del rischio idraulico, pertanto, può risultare dalla integrazione tra la carta della Pericolosità Idraulica e la carta del Danno ipotizzato derivante dagli strati informativi connessi (es. centri, nuclei e case sparse dai rilievi ISTAT-1991, insediamenti industriali, zonizzazione di P.R.G.).

AMBITI DI PERICOLOSITA’

AMBITI DI DANNO

 

D1

D2

D3

1

1

1

2

2

1

2

3.1

3.1

1

2

3.2

3.2

2

3.1

3,2

3.3

2

3.2

3.3

4

2

4

4

5

5

5

5

 

AMBITI DI RISCHIO IDRAULICO

1

NULLO

2

BASSO

3.1

MEDIO-BASSO

3.2

MEDIO

3.3

MEDIO-ELEVATO

4

ELEVATO

5*

Di approfondimento

 

 

In ambito 5 sono inseriti i territori di cui si presume un livello di pericolosità generalmente bassa, anche se possono esservi ricomprese zone a più elevata pericolosità, la cui localizzazione è da definirsi con adeguate indagine relative a: dati storici, valutazioni geomorfologiche e studi idraulici, oltre che alla definizione dell’ambito di assoluto rispetto definito ai sensi della D.C.R. 230/94 - ambito A1.

In ambito di approfondimento, il livello di rischio va perciò individuato a seguito di studi geomorfologici, geologici, idraulici da condurre a livello di P.S..

 

Descrizione degli ambiti pericolosità idraulica

Ambito 1: pericolosità irrilevante

Sono compresi in questo ambito i territori collinari, i terrazzi quaternari, le alluvioni terrazzate e/o altre formazioni geologiche topograficamente rilevate.

Tali territori, per cui si ipotizza assenza di rischio idraulico, risultano: non coinvolti in eventi alluvionali recenti (1991-95), non compresi nella carta della R.T., dei territori potenzialmente inondabili, esterni, per le zone su cui sono stati eseguiti studi idraulici, alle aree di rischio idraulico con tempi di ritorno >200 anni.

 

Ambito 2: pericolosità bassa

Sono compresi in questo ambito i territori: compresi nella carta di inondabilità , non interessati dai fenomeni di alluvionamento negli anni 1991-95, e per le zone su cui sono stati eseguiti studi idraulici, esterni alle aree di rischio idraulico con tempi di ritorno >200 anni. Possono essere comprese in questo ambito anche formazioni geologiche di tipo alluvionale. Si ritrovano pertanto tutte quelle parti del territorio, che data la loro posizione fisiografica, sono potenzialmente a rischio.

Su queste zone sono necessarie ulteriori verifiche, da condurre a livello di indagine puntuale, anche in relazione all’uso del territorio che potrebbe influire sulla modifica del regime idraulico.

 

Ambito 3: pericolosità media

Sottoambiti 3.1 medio-bass

3.2 media

3.3 medio-elevata

Sono comprese in questo ambito le zone del territorio pianeggiante: soggette a livello di rischio idraulico ipotizzato sulla base di studi idraulici attivati a livello di bacino, interessate da eventi di esondazione e/o sommersione storicamente accertati.

Il livello di pericolosità idraulica viene articolato in sottoclassi sulla base dei tempi di ritorno del rischio definito con studi idraulici.

Ai fini della trasformazione del territorio saranno necessarie a livello di P.S. di specifiche indagini idrologiche-idrauliche e geologiche, estese a livello di bacino tramite rilievo di sezioni e calcoli idraulici con valutazioni per tempi di ritorno di 10 - 100 e 200 anni, e redazione di cartografia relative alle varie classi di pericolosità idraulica.

La diminuzione della pericolosità di livello 3 può essere attivata anche con la progettazione e realizzazione di opere di difesa idraulica arginali remote, casse di espansione o interventi idraulici sulle opere infrastrutturali tali da determinare la messa in sicurezza delle zone soggette alla trasformazione urbanistica e tale da non aggravare il livello di pericolosità delle zone a valle dell’intervento.

Sottoambito 3.1: pericolosità medio-bassa

In questo ambito ricadono territori in cui gli studi idraulici hanno delimitato aree con rischio idraulico basso (Tempo di Ritorno maggiore di 200 anni) o interessate da fenomeni di esondazione, storicamente accertati.

Sono compresi in questa sottoambito anche territori non interessati dagli studi idraulici su cui si hanno notizie storiche di fenomeni di esondazione e/o sommersione.

In questo ambito allo stato attuale sono comprese anche zone urbanizzate sia di carattere civile che industriale/commerciale. E’ demandato agli studi di supporto ai P.S. la delimitazione di tali zone e l’analisi dettagliata della pericolosità idraulica connessa.

Sottoambito 3.2: pericolosità media

Comprende aree in cui gli studi idraulici hanno accertato zone a rischio di con tempo di ritorno compreso tra 100 e 200 anni.

Allo stato attuale vi sono comprese anche zone urbanizzate sia di carattere civile che industriale/commerciale. E’ demandato agli studi di supporto ai P.S. la delimitazione di tali zone e l’analisi dettagliata della pericolosità idraulica connessa.

In termini di indirizzi in questo ambito risulta soddisfatta la condizione di cui al punto 4.3) del comma 4) dell’art. 7) della D.C.R. 230/94.

Sottoambito 3.3: pericolosità medio-elevata

Comprende aree in cui gli studi idraulici hanno accertato zone a rischio di con tempo di ritorno compreso tra 10/20 e 100 anni.

Allo stato attuale sono comprese anche zone urbanizzate sia di carattere civile che industriale/commerciale. E’ demandato agli studi di supporto ai P.S. la delimitazione di tali zone e l’analisi dettagliata della pericolosità idraulica connessa.

In termini di indirizzi in questo ambito risulta soddisfatta la condizione di cui al punto 4.3) del comma 4) dell’art. 7) della D.C.R. 230/94.

 

Ambito 4: pericolosità elevata (fascia di assoluto rispetto)

Comprende aree in cui gli studi idraulici hanno accertato zone a rischio di con tempo di ritorno minore o uguale a 10/20 anni, in funzione del regime idraulico del corso d’acqua investigato.

In questa sottoambito sono comprese le aree delimitate dalle scarpate naturali e/o artificiali dei corsi d’acqua, compresa una fascia di 10 m dal piede esterno dell’argine sia artificiale che naturale (ambito A1 della D.C.R. 230/94), comprese tutte le opere idrauliche estese sul territorio (es. casse di laminazione e/o esondazione) la cui localizzazione deve essere indicata negli elaborati del quadro conoscitivo del P.S..

 

Ambito 5: di approfondimento

Comprende i territori di pianura sia alluvionale che dei terrazzi quaternari con basse quote dove affiorano le formazioni di cui all’ambito di pericolosità B e C di Tabella 1.

In questo ambito sono compresi bacini sottesi da corsi d’acqua non interessati da specifici studi idraulici a livello di P.T.C., per cui si ipotizzano situazioni di pericolosità idraulica variabili in funzione delle caratteristiche geomorfologiche e del regime idraulico dei corsi d’acqua tali da far prevedere il loro inserimento nelle classi di pericolosità precedentemente definite.

Su queste zone di territorio, qualora, a livello di Piano Strutturale, si predisponga una loro utilizzazione diversa da quella indicata nella pianificazione esistente, compresi interventi di realizzazione di opere infrastrutturali, si prevede l’applicazione della presente metodologia al fine della individuazione delle classi di pericolosità.

Ai fini dell’applicazione della metodologia la Provincia ha rilevato sezioni idrauliche sui seguenti corsi d’acqua, utili nell’applicazione del modello matematico predisposto dalla Regione Toscana per la individuazione delle altezze di piena e delle zone di esondazione:

Torrente Tripesce - Fosso Tane - Fosso della Madonna - Fosso dei Trogoli - Fosso dei Sorbizi - Fossa Camilla - Fosso di Bolgheri Fosso dei Molini - Fosso Rio Torto - Fosso della Madonnina - Fosso Galea - Fosso Valdana - Fosso Concia - Rio Marciana.

 

Criteri normativi per le classi di pericolosità idraulica

Generali

Il P.T.C. indica i seguenti obiettivi da perseguire nella redazione degli studi di supporto alla redazione del P.S. al fine di giungere ad uno sviluppo compatibile con le caratteristiche idrauliche del territorio provinciale:

la variazione dell’uso del territorio non può prescindere dall’analisi della relativa pericolosità idraulica sulla portata di piena relativa all’unità territoriale minima rappresentata dal Bacino sotteso;

qualunque intervento eseguito nelle zone perimetrate con le relative classi di pericolosità deve essere tale da non aggravare il livello di pericolosità a valle;

la fascia di assoluto rispetto (ambito 4) è destinata esclusivamente alla dinamica fluviale;

nell’ambito delle varie classi di pericolosità idraulica il grado di utilizzazione del territorio, deve prevedere tutti gli interventi tesi alla messa in sicurezza degli insediamenti esistenti;

la messa in sicurezza dai fenomeni alluvionali va sviluppata a livello di bacino con interventi prioritari sull’assetto agrario-forestale, sulla regimazione delle portate di piena tramite casse di laminazione e/o di espansione, ed in ultima analisi con interventi strutturali lungo i corsi d’acqua;

vanno sviluppati interventi di miglioramento del deflusso delle acque attraverso le infrastrutture che incidono trasversalmente alle zone alluvionali ed esondabili. Tali interventi devono essere attivati dopo che si sono verificati gli eventi a livello di bacino e programmati, dove possibile, interventi di miglioramento agrario-forestale e di contenimento dei volumi di deflusso in casse di laminazione e/o espansione;

il mantenimento e valorizzazione a fini idraulici, per le aree di pianura, del regime dei fossi, capifosso, e di quanto altro esercita in modo artificiale o naturale azione di raccolta e deflusso delle acque verso i ricettori principali;

la salvaguardia dei canali naturali di deflusso delle acque tra le pianure alluvionali retrodunali ed il mare (gorette);

il mantenimento della copertura boscata compresa quella a macchia mediterranea, quale presidio fondamentale per la limitazione dei tempi di corrivazione e per il mantenimento del suolo forestale che favorisce l’infiltrazione ed attenua sensibilmente il ruscellamento superficiale;

la conservazione del reticolo idrografico nelle zone a sollevamento meccanico, salvo interventi aventi equivalente o maggiore efficacia idraulica;

di intubare i corsi d’acqua naturali e di impermeabilizzarne gli argini e l’alveo. Eventuali esigenze di attuare questi interventi dovranno garantire il mantenimento del deflusso idraulico calcolato coerentemente con i dati pluviometrici di massima portata e/o il mantenimento delle capacità di infiltrazione nei terreni circostanti;

di mantenere le zone di deflusso naturale delle acque tra le pianure retrodunali, interessate da pericolosità idraulica, ed il mare escludendo interventi insediativi o infrastrutturali che ne possano limitare l’efficacia. I P.S. devono dare precise indicazioni su queste zone, sovente interessate da consorzi di bonifica;

limitare la impermeabilizzazione dei suoli, prevedendo una superficie coperta non superiore al 70 % del lotto edificabile;

progettare, nell’ambito dei nuovi insediamenti sia civili che industriali e/o artigianali, strutture atte a ridurre l’incremento del coefficiente di corrivazione delle acque meteoriche (vasche di prima pioggia ecc.).

 

Nei sottoambiti 3.1 - 3.2 - 3.3 sono comunque da evitare le realizzazioni di:

- piani interrati o seminterrati,

- impianti che producono o possono produrre, a seguito di fenomeni esondativi, effetti inquinanti.

Nei sottoambiti 3.1 - 3.2 previsioni di nuova espansione urbanistica sono da sottoporre in sede di P.S. alla dimostrazione delle insussistenza o non praticabilità di localizzazioni alternative.

In ambito 4 il livello di utilizzazione dei terreni ivi ricadenti è praticamente nullo, escluso tutti quegli interventi utili ai fini della salvaguardia idraulica dei territori o le opere infrastrutturali di attraversamento che comunque devono essere progettate in modo tale da garantire il regolare deflusso delle acque calcolate per portate di piena con tempo di ritorno almeno duecentennale, limitando opere in rilevato che possano ostacolare il deflusso di maggiori portate. Sono da escludere interventi di impermeabilizzazione dei suoli a qualsiasi livello.

Le aree a pericolosità 4 (fascia di assoluto rispetto) sono destinate esclusivamente alla dinamica fluviale. La riduzione del rischio di esondazione deve essere di norma effettuata mediante interventi non strutturali e/o con interventi tipo casse di espansione. Solo eccezionalmente possono essere attivati interventi strutturali che necessitano delle autorizzazione degli Enti preposti alla tutela idrogeologica.