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Violenza di genere, progetto VIDA alle battute finali

Consegnati gli attestati alle donne coinvolte. A settembre la presentazione dei risultati

04 luglio 2019
Le partecipanti alla consegna degli attestati

Le partecipanti alla consegna degli attestati

In dirittura finale il progetto VIDA, finanziato dal Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri con appositi fondi per il potenziamento dei centri antiviolenza, delle reti dei servizi territoriali e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza e ai loro figli, che nelle prossime settimane porterà a termine le attività sviluppate a partire dal 2016.

Nei giorni scorsi, a Palazzo Granducale, si è svolta la consegna degli attestati al secondo gruppo di donne che ha partecipato alla formazione per la creazione di una nuova figura di operatrice. Un progetto sperimentale che ha visto coinvolte una decina di donne, le quali, a partire dal proprio vissuto, hanno intrapreso un percorso di rinascita personale ricevendo una formazione specifica e qualificata nell’ambito della tutela e del sostegno alle donne che scelgono di uscire da una relazione violenta ma che non intraprendono un percorso di fuga.

Aiutare le donne ad uscire da una situazione di violenza domestica, infatti, è stato l’obiettivo primario del progetto VIDA, che nei due anni di attività ha svolto un importante lavoro sul territorio, gestito dall’associazione Randi che ha collaborato con la Provincia di Livorno nell’attuazione del progetto.

Il progetto VIDA si è mosso su quattro linee di intervento: il potenziamento dell’assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e dei loro figli; la promozione dell’orientamento e inserimento lavorativo delle donne assistite; l’attenzione particolare al sostegno scolastico per i minori vittime di violenza assistita; il rafforzamento del centro antiviolenza e della rete territoriale.

In questo ambito sono stati sviluppati i percorsi di uscita da situazioni di criticità delle donne coinvolte, che sono state inserite in attività tese sia alla propria “ricostruzione esterna” (bisogno di trovare un lavoro, sporgere denuncia o rivolgersi comunque ad un legale, cambiare domicilio se necessario, poter pagare un affitto, trovare una autonomia economica, una rete sociale di supporto), sia ad una “ricostruzione interna” (bisogno di ritrovare se stesse attraverso un percorso di rafforzamento personale e di stima di sé; acquisizione di strategie di adattamento e di sopravvivenza, riconoscere le proprie capacità e risorse e superare il senso di fragilità e passività).

Un lavoro fondato sulla profonda conoscenza delle dinamiche della violenza di genere che l’associazione Randi, in quanto Centro antiviolenza, e le sue esperte hanno maturato in oltre vent’anni di attività sul territorio, sviluppando, da un lato, una metodologia di lavoro utile alla conoscenza del fenomeno, alla sua emersione e al contrasto, dall’altro, una serie di pratiche che mettono al centro le necessità della donna consentendole, là dove possibile, di poter continuare a vivere nella sua casa, di non essere costretta a lasciare un’eventuale attività lavorativa, di non dover costringere i figli a cambiare scuola.

Grande soddisfazione per un percorso che le ha viste protagoniste del proprio riscatto personale, è stata espressa dalle donne presenti le quali, oltre a tre mesi di formazione teorica in aula, hanno poi svolto nove mesi di tirocinio sul campo. “Una formazione che mi ha dato tanto – ha sottolineato Svitlana – sul piano della conoscenza personale e teorica che ho potuto sviluppare e per l’enorme valore umano delle persone che ho conosciuto”.

Soddisfazione condivisa anche dalla Provincia, rappresentata all’incontro dalla responsabile del servizio Affari Generali e Pari Opportunità, Paola Meneganti. “Il contrasto alla violenza alle donne vede l’Ente impegnato da tempo con iniziative come queste. Il progetto Fiori di controviole, avviato di recente, si propone per esempio di andare oltre l’aspetto della sola formazione con l’obiettivo di aiutare le donne a mettere in pratica le competenze acquisite attraverso anche forme di sostegno all’autoimprenditorialità”.

Il percorso di attività e i risultati conseguiti dal progetto VIDA saranno presentati al pubblico nell’evento conclusivo in programma il 3 settembre a Palazzo Granducale.


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