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La Provincia in prima fila nella lotta agli stereotipi di genere

Presentati gli Indirizzi Progettuali per le politiche di Pari Opportunità

24 febbraio 2017
Foto di gruppo delle relatrici

Foto di gruppo delle relatrici

E’ stata presentata, a Palazzo Granducale, una pubblicazione relativa agli Indirizzi Progettuali per le politiche di Pari Opportunità della Provincia di Livorno.

All’iniziativa, promossa dall’Amministrazione Provinciale e dalla consigliera provinciale di Parità, Cristina Cerrai,  sono intervenute la consigliera provinciale e vice sindaca di Collesalvetti Irene Visone, la vice sindaca di Livorno, Stella Sorgente, la segretaria generale della Provincia, Maria Castallo, la responsabile del Servizio Affari Generali, Paola Meneganti e le curatrici dei principali progetti presentati Irene Biemmi, Lorella Zanardo, Eva Fedi e Cecilia Robustelli.

Era presente, inoltre la prof.ssa Camilla Pasquinelli, referente dell’Ufficio Scolastico Provinciale insieme a numerose insegnanti.

Tema centrale degli Indirizzi Progettuali è la promozione di una cultura di genere e delle pari opportunità, che aiuti a superare gli stereotipi che relegano le donne in posizioni di subalternità nei diversi ambiti della vita lavorativa e sociale. “Ma non solo – sottolinea Cerrai – perché il concetto di pari opportunità vogliamo allargarlo a tutte le categorie di persone che per motivi culturali, sociali, etnici o anagrafici, non vedono riconosciuti i propri diritti”.

Su questo aspetto si è soffermata anche la segretaria Maria Castallo, sottolineando come la funzione sul controllo dei fenomeni discriminatori nei luoghi di lavoro e la promozione delle pari opportunità, che la legge Delrio di riforma delle Province  assegna proprio a questi enti, assuma una particolare valenza trasversale in tutti i settori di intervento dell’Amministrazione, in particolare dopo l’esito referendario sulla riforma costituzionale che lascia le Province ben salde nella gerarchia istituzionale.

In questo contesto il contrasto agli stereotipi è l’obiettivo prioritario delle azioni messe in campo, che vedono il coinvolgimento di associazioni, istituti scolastici e soggetti istituzionali.

“I principali interventi che abbiamo attivato – ha aggiunto Cerrai - sono due: un percorso progettuale che coinvolge  il mondo delle scuole di ogni ordine e grado del territorio provinciale, per sensibilizzare alunni e studenti alla cultura di genere e, quindi, ad una maggiore attenzione al problema della violenza contro le donne; un tavolo  sul linguaggio di genere, per favorire la diffusione di una comunicazione e un’informazione che contribuisca ad eliminare gli stereotipi. Si aggiungono, poi,  una serie di iniziative, tra le quali la Marcia per la Parità, lo sportello VIS per il sostegno alle vittime di reato, e tanto altro”.

Irene Biemmi,  Lorella Zanardo e Eva Fedi, hanno illustrato le attività in corso di svolgimento nelle scuole, finanziate dalla Regione Toscana,  che stanno riscuotendo  notevole gradimento  sia tra gli insegnati, sia tra gli alunni, gli studenti e i genitori.

“I corsi seminariali nelle scuole di elementari – ha spiegato Biemmi – hanno coinvolto gli insegnati delle scuole Carducci, Don Angeli e dell’Istituto comprensivo Marconi di Venturina-Suvereto-Campiglia. Il coinvolgimento del corpo docente, ma anche dei collaboratori scolastici,  è importante perché la crescita culturale abbia ricadute positive e durature sull’insegnamento. Basti pensare che spesso si fa confusione tra due concetti molto diversi, come sesso e genere, che al contrario, hanno significati molto diversi.  Il percorso formativo con le  maestre dell’Istituto Marconi, è sfociato, poi, in un lavoro in classe sui mestieri dal titolo Non solo Cavalieri e principesse, ed è stato interessante vedere come, ancora oggi,  molte bambine chiedono stupite se da grandi possono fare l’avvocato, o il medico o il panettiere. Il problema è che fin dalla nascita l’immaginario femminile, proprio a causa degli stereotipi, tende a rimanere ristretto  e le bambine faticano e trovare le parole giuste per superare questo mondo limitato in cui sono costrette”.

Un analogo percorso è quello portato avanti nella scuola media Bartolena dall’Associazione “10 dicembre-Arci Ragazzi”. “Il lavoro che abbiamo fatto con le sei terze medie del plesso – ha detto Eva Fedi -  si è incentrato sul saper riconoscere e contrastare gli stereotipi e capire che dietro ogni stereotipo vi sono soprattutto dei diritti lesi”.

Educare i ragazzi ad avere uno sguardo capace di leggere le immagini con occhi consapevoli è, invece, l’obiettivo dei corsi formativi curati da Lorella Zanardo: “Oggi la quasi totalità dei giovani possiede uno smartphone e con esso sviluppa il suo sguardo sul mondo. Per questo occorre fornire loro nuovi strumenti culturali in grado di evitare il rischio di non saper capire il messaggio, spesso sottinteso, che c’è dietro una foto o un video”. I corsi hanno coinvolto gli studenti di diverse scuole superiori di Livorno e del territorio provinciale.  “La prima cosa che insegno ai ragazzi e alle ragazze  - aggiunge Zanardo – è proprio l’uso della telecamera. Capire come si costruisce un video  è un modo per farli riflettere sul fatto che ogni immagine è sempre il punto di vista di chi la produce, così come il messaggio implicito che vuol trasmettere”.

Il tavolo sul linguaggio di genere, curato da Cecilia Robustelli, si rivolge in primis alle operatrici e agli operatori del mondo dell’informazione ma anche a chi lavora nelle amministrazioni pubbliche. “La lingua riflette i cambiamenti della società – sottolinea Robustelli – per questo è necessario superare le resistenze ad un uso più corretto del genere grammaticale, che la lingua italiana ha già ma che le abitudini culturali faticano ancora ad accettare. Rispettare il genere anche nel linguaggio istituzionale aiuterà questo cambiamento e la maggiore presenza di donne in ruoli importanti delle istituzioni sta già producendo enormi passi avanti, tanto che termini come sindaca e ministra sono ormai entrati nel lessico di giornali e tv”.

 

s.m.

 

Cecilia Robustelli, professoressa associata e direttrice scientifica dei Corsi di Lingua e Cultura Italiana per Stranieri all’Università di Modena-Reggio Emilia, dal 2011 collabora con l’Accademia della Crusca. Numerose le sue pubblicazioni sul linguaggio di genere, comprese alcune linee guida  per un uso non sessista della lingua italiana nei media e in ambito amministrativo e istituzionale.

 Lorella Zanardo, laureata in letterature straniere all'Università cattolica di Milano, con  e specializzazione in direzione aziendale presso l'Università Bocconi. Dopo alcuni anni di attività come manager inizia ad occuparsi di comunicazione, con particolare attenzione alla rappresentazione della donna nella televisione.  Nel 2009 è coautrice, con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi, del video documentario Il corpo delle donne, sul tema della mercificazione del corpo femminile da parte dei mezzi di comunicazione italiani.

 Irene Biemmi lavora dal 2004 presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze, dove conduce ricerche nell’ambito della pedagogia di genere e delle pari opportunità. Ricercatrice e formatrice, tiene corsi di formazione per sensibilizzare il mondo della scuola alla cultura di genere. Per l’editore Giralangolo dirige la Collana di libri illustrati “Sottosopra”, interamente dedicata all’abbattimento degli stereotipi sessisti. Scrive libri per bambini e per bambine. Tra i suoi saggi, Educare alla parità. Proposte didattiche per orientare in ottica di genere (Edizioni Conoscenza, Roma, 2012).

 

 

 

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