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Giorno del Ricordo 2018

08 febbraio 2018
Giorno del Ricordo

In occasione del Giorno del Ricordo, istituito con legge n. 92 del 30 marzo 2004, pubblichiamo il discorso che l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi pronunciò al Palazzo del Quirinale l'8 febbraio 2006.

Signor Presidente della Corte Costituzionale,

Signor Vice Presidente del Senato della Repubblica,

Signor Vice Presidente del Consiglio dei Ministri,

Signori Ministri,

Onorevoli Parlamentari,

Autorità,

Signore e Signori,

 

sono oggi qui con voi, per onorare le finalità della Legge che, con

decisione pressoché unanime del Parlamento, ha istituito il "Giorno del

Ricordo". Le cito:

"conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte

le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani

e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine

orientale".

E' giusto che agli anni del silenzio faccia seguito la solenne affermazione

del ricordo.

La celebrazione di quest'anno si arricchisce di un momento di grande

significato: la prima consegna a congiunti delle vittime di una medaglia

dedicata a quanti perirono in modo atroce, nelle foibe, al termine della

seconda guerra mondiale.

Il riconoscimento del supplizio patito è un atto di giustizia nei confronti

di ognuna di quelle vittime, restituisce le loro esistenze alla realtà

presente perché le custodisca nella pienezza del loro valore, come

individui e come cittadini italiani.

 

L'evocazione delle loro sofferenze, e del dolore di quanti si videro

costretti ad allontanarsi per sempre dalle loro case in Istria, nel

Quarnaro e nella Dalmazia, ci unisce oggi nel rispetto e nella meditazione.

 

Questo nostro incontro non ha valore puramente simbolico; testimonia la

presa di coscienza dell' intera comunità nazionale.

 

L'Italia non può e non vuole dimenticare: non perché ci anima il

risentimento, ma perché vogliamo che le tragedie del passato non si

ripetano in futuro.

 

La responsabilità che avvertiamo nei confronti delle giovani generazioni ci

impone di tramandare loro la consapevolezza di avvenimenti che

costituiscono parte integrante della storia della nostra patria.

 

La memoria ci aiuta a guardare al passato con interezza di sentimenti, a

riconoscerci nella nostra identità, a radicarci nei suoi valori fondanti

per costruire un futuro nuovo e migliore.

L'odio e la pulizia etnica sono stati l'abominevole corollario dell'Europa

tragica del Novecento, squassata da una lotta senza quartiere fra

nazionalismi esasperati.

La Seconda guerra mondiale, scatenata da regimi dittatoriali portatori di

perverse ideologie razziste, ha distrutto la vita di milioni di persone nel

nostro continente, ha dilaniato intere nazioni, ha rischiato di inghiottire

la stessa civiltà europea.

 

Questa civiltà - alla quale noi italiani abbiamo dato, nel corso dei

secoli, uno straordinario contributo intellettuale e spirituale - è fatta

di umanità, rispetto per "l'altro", fede nella ragione e nel diritto,

solidarietà. Le prevaricazioni dei totalitarismi non sono riuscite a

distruggere questi principi: essi sono risorti, più forti che mai, sulle

devastazioni della guerra; hanno cementato la volontà degli europei di

perseguire, uniti, obiettivi di pace e di progresso.

 

 

L'Italia, riconciliata nel nome della democrazia, ricostruita dopo i

disastri della Seconda Guerra Mondiale anche con il contributo di

intelligenza e di lavoro degli esuli istriani, fiumani e dalmati, ha

compiuto una scelta fondamentale. Ha identificato il proprio destino con

quello di un'Europa che si è lasciata alle spalle odi e rancori, che ha

deciso di costruire il proprio futuro sulla collaborazione fra i suoi

popoli basata sulla fiducia, sulla libertà, sulla comprensione.

 

In questa Europa di fratellanza e di pace, le minoranze non sono più

vittime di divisioni e di esclusione, ma sono fonte e simbolo di rispetto e

di arricchimento reciproco, di dialogo e di costruttiva collaborazione.

Animata da questo spirito, l'Italia ha rafforzato il proprio impegno per

favorire il processo di rinascita e di riaffermazione dei diritti delle

minoranze italiane in Slovenia e Croazia, in base ai principi cui debbono

attenersi tutti i Paesi membri dell'Unione Europea.

 

Il nostro europeismo non nega, anzi rafforza l'amore per la patria,

radicato negli ideali del Risorgimento. Essi ci hanno trasmesso, insieme

alla ritrovata coscienza dell'unità nazionale, il sentimento profondo di

fraternità fra tutte le nazioni, libere e indipendenti.

 

A oltre cinquant'anni di distanza dall'inizio del progetto politico

europeo, la consapevolezza delle ragioni che lo determinarono, la memoria

dei rischi fatali corsi dai popoli europei sono necessarie per mantenere

vigile la difesa delle fondamenta del vivere civile, del rispetto per la

dignità della persona umana.

 

Nel ricordare il cammino percorso da allora, possiamo rivendicare con

orgoglio, dopo gli immani travagli del secolo scorso, gli straordinari

avanzamenti compiuti.

 

Il ricordo di quei travagli e dell'indicibile fardello di dolore che essi

hanno addossato ai popoli europei rafforza la coscienza dei valori di

civiltà in cui si sostanzia l'identità europea. Il presente e il futuro

dell'Europa si fondano sul sentimento di comune appartenenza di tutti gli

europei e sul consolidamento di un unico spazio in cui i principi e le

libertà dell'Unione Europea siano da tutti pienamente condivisi. La volontà

di popoli un tempo fieramente avversi di vivere insieme, nell'Unione

Europea, assicura un futuro di comune progresso, nella democrazia e nella

libertà.

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